domenica 26 giugno 2011

La mucca che produce latte umanizzato


Sabato 11 giugno La Stampa ha scelto di mettere in prima pagina la notizia della mucca che produce latte umano. I temi della genetica e della bioetica sono temi centrali del mondo attuale, e lo saranno sempre di più nel futuro, dunque ho apprezzato la scelta di dare risalto alla notizia.
Sono favorevole allo sviluppo scientifico e tecnologico, e lungi da me battaglie di retroguardia in nome della naturalità. Ho letto però con allarme la notizia della mucca. Certo, sarà una grandissima risorsa per quelle situazioni in cui non è possibile allattare, perchè sarà certamente meglio del latte formulato, ma allo stesso tempo sarà un passo in più verso la progressiva perdita della competenza del corpo materno, e verso il distacco definitivo del neonato dal corpo della madre.
L'idea che la vita nasce dentro il corpo delle donne, che la donna incinta è un'unità inscindibile con il figlio che porta in grembo si affievolisce sempre più. E' avvenuta una progressiva separazione tra la madre e il feto, rappresentato come un cosmonauta nel suo universo asettico e le madri stanno velocemente perdendo la fiducia nelle proprie capacità di essere procreatrici e nutrici della prole. Perdita di fiducia confermata dai dati: l'Italia (superata solo da USA e Brasile) registra il 38 % di tagli cesarei e il 60 % dei neonati a 3 mesi non è più allattato al seno, mentre il 18 % non è mai stato allattato. Alla luce di questi dati, mi chiedo cosa impedirà di arrivare a un 100 % di cesarei e alla dismissione totale dell'allattamento: il parto fisiologico e l'allatamento al seno diventeranno pratiche arcaiche, e quando ci si arriverà anche la gestazione avverrà in un luogo meno primitivo del corpo materno.
Il cucciolo d'uomo, per ragioni evoluzioniste, nasce prematuro rispetto agli altri mammiferi, e per sopravvivere ha bisogno del corpo della madre che lo scalda, lo nutre, lo tocca. Non è solo un fatto di gradi centigradi, di proteine e lattoferrina.
L'evoluzione scientifica ci sostiene, e per fortuna disponiamo di sale operatorie ben attrezzate, culle termiche, biberon e sostituti del latte umano. Ma essere allattati è un'esperienza sessuale nella vita degli umani, e allattare lo è nella vita di una donna, così come fare l'amore, essere gestante, partorire e andare in menopausa. Questo la tecnologia non lo sa sostituire.
Certo, diventare madre è faticoso, a dispetto delle immagini romantiche e stucchevoli che ci vengono proposte, e le statistiche ci dicono anche che il disagio psichico, il senso di solitudine e frustrazione della madri sono in aumento. Donne moderne, emancipate, libere di disporre del loro tempo e della loro vita, che si sentono prigioniere e sfinite di stanchezza. Questo è un problema reale, sono però convinta che la strada giusta non sia quella delle progressiva atrofizzazione delle capacità corporee in nome di una supposta emancipazione dalla schiavitù del corpo.
Auspico piuttosto un progresso tecnologico che sviluppi la cultura della competenza, una delle fonti principali del sapere umano.

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