domenica 16 febbraio 2014

Vorrei

Opera esposta a Arte Fiera 2013


Medicalizzazione è un termine che viene usato perlopiù in senso negativo, intendendo un processo di sconfinamento da parte della medicina, che travalica suoi limiti. Dal dizionario on-line Treccani: medicalizzare, attribuire carattere medico, far rientrare nella sfera della medicina eventi e manifestazioni ritenuti d’altra natura, per esempio sociale o psichica.
Oggi la terminologia medica pervade il linguaggio e la diagnosi ha il sopravvento sulla persona. Le donne che fanno un figlio si ritrovano impregnate di parole sanitarie e messe sotto osservazione stretta, lo sappiamo e ce lo ripetiamo fino alla nausea.  E qui sgombro subito il campo da ogni possibile equivoco: non vorrei tornare indietro. La medicina ha fatto enormi progressi, anche in campo ostetrico, e non solo salva più vite di quanto potesse fare in passato, ma è in grado anche di migliorare la qualità della vita e regalare maggiore libertà.
Dunque no, non vorrei tornare indietro, però vorrei andare avanti.
Vorrei che la gravidanza non fosse svuotata del suo contenuto psichico, emozionale e spirituale. 
Vorrei che fosse narrata da parole che anche i bambini possano comprendere, parole che appartengano all’universo della fantasia, della poesia, della convivialità, delle emozioni.
Vorrei che l’addomesticamento a cui assistiamo lasciasse il posto all’eccentrico e alla creatività.
Vorrei che le donne soffiassero sulle braci ardenti.
Vorrei che quel grande viaggio che è l’accoglienza di una nuova vita fosse caratterizzato dal desiderio di bellezza e dall’espansione.
Vorrei che sicurezza non facesse rima con inibizione.
Vorrei che salute facesse rima con piacere.
Vorrei che andare avanti significasse anche tutto questo.


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