sabato 7 luglio 2012

Madri preistoriche


foto di Elliot Ervitt

Lo scimpanzè è l’animale a noi più vicino, quello che più ci assomiglia, ormai lo sanno anche i bambini. C'è più differenza tra un gorilla e uno scimpanzè, che tra un umano e uno scimpanzè.
Il cucciolo scimpanzè sta aggrappato mani e piedi alla pancia pelosa della madre, fin dalla nascita, e quando le sue dimensioni aumentano si trasferisce sulla sua schiena. La madre può salire sull’albero a preparare il giaciglio per la notte, può prendere l’acqua, raccogliere i semi e i frutti di cui cibarsi, può avere le mani libere per fare un sacco di cose. Tutto con il cucciolo saldamente aggrappato a sé.
Questo legame, oltre ad essere garanzia di soppravvivenza per il piccolo, è garanzia di buon adattamento alla vita. Jane Goodall, che per 40 anni ha studiato gli scimpanzè, ce lo racconta molto bene.
Poi, tra i cinque e i sette milioni di anni fa, ai nostri antenati preistorici venne in mente di diventare bipedi, per motivi che non ci interessa qui indagare. Stando su due gambe la conformazione del bacino cambiò, per potere accogliere il nuovo assetto dei muscoli preposti all’andatura eretta. Il canale di parto si restrinse, e questo rese estremamente rischioso e doloroso il parto. Inoltre, oltre ad alzarsi in piedi, al nostro progenitore era pure cresciuto il cranio, e con quel capoccione era ancora più difficile passare.
Così i neonati incominciarono a nascere sempre più immaturi, con la struttura ossea del cranio non completamente formata e dotata di elasticità. Questa evoluzione indubbiamente facilitò la nascita, ma questi neonati avevano anche uno sviluppo neurologico  immaturo e uno sviluppo motorio ritardato. Dunque, non erano più in grado di restare aggrappati alla pancia della madre.
Per la prima volta nella preistoria, i neonati furono privati di quel costante e intimo rapporto con le madri, di cui avevano estremamente bisogno, proprio come nel loro passato da scimpanzè, anzi ancora di più, date la maggiore immaturità e vulnerabilità.
Poteva essere la fine della nostra specie, un esperimento della natura mal riuscito. Invece, secondo l’antropologa Dean Falk, i sopravvissuti di questo esperimento naturale prepararono la scena per il futuro della nostra specie.
La Falk ipotizza innanzitutto che la difficoltà di andare a dormire sugli alberi, con appresso cuccioli tanto imbranati, indusse le madri a restare a terra, attirando il resto del gruppo giù. Dai e dai, questi umani persero l’agilità di arrampicarsi e fare vita arborea, e questo favorì l’aggregazione di gruppi numerosi per potersi meglio difendere dai predatori. E, da questo primitivo agglomerato a New York, il passo è breve.
Adottarono poi un’innovazione tecnica che permise loro di avere le mani libere pur assicurandosi un contatto continuo con il neonato: inventarono il marsupio.
Quando il bebè diventava un po’ troppo ingombrante e pesante da portarsi appresso mentre andavano alla ricerca del cibo, le madri risolsero il problema affidando i piccoli svezzati al gruppo, favorendo una collaborazione sociale (femminile) intorno al cucciolo totalmente sconosciuta agli antenati scimpanzè.
Ma soprattutto, la cosa più importante è che incominciarono talvolta a posarlo a terra. Un bebè messo giù, ieri come oggi,  fa esattamente quello che fa un piccolo scimpanzè: strilla perché vuole essere preso in braccio. E allora le madri incominciarono a fare sentire la loro voce, per fare capire al piccolo la loro vicinanza. Lo placavano modulando vocalizzi che via via si fecero più complessi. 
Secondo Dean Falk “queste interazioni madre-neonato furono la prima tessera nella sequenza di eventi che portarono alle prime parole dei nostri progenitori e, più tardi, alla comparsa del protolinguaggio.”(1)
La scintilla per l’evoluzione della creatività e dell’innovazione, sarebbe da rintracciare nelle difficoltà materne a districarsi con dei cuccioli eccezionalmente inabili. 
Se non è bella questa…….

 (1) Dean Falk "Lingua Madre" - Bollati e Boringhieri






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