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martedì 29 novembre 2016

Il cacciatore e la preda



Giuditta Tornetta, per me cara amica e molto altro, ha pubblicato oggi questa foto trovata online. Ha scritto che odia quest'immagine.
Ha ragione, quest'immagine è orribile, la faccia della bambina esprime dolore, sofferenza, lo ha già descritto meglio di tutti e con minuzia Leboyer quarant'anni fa. E la donna la tiene come fosse un trofeo, con l'occhio che brilla di soddisfazione.
Bambina, ti stiamo accogliendo nel nostro mondo, perdonaci se non abbiamo saputo fare di meglio, se non abbiamo saputo rispettare il tuo corpicino, se ti abbiamo strattonato, se non abbiamo compassione del tuo pianto, se ti abbiamo allontanato con indifferenza dal corpo di tua madre, se ti teniamo come fossi una preda finalmente catturata, se non evitiamo di immortalarti in questo momento di dolore.
E' un'immagine così usuale che non ci si fa nemmeno caso, ma se quella non fosse una neonata, se fosse un'adulta nuda inerme, con quella stessa espressione sul viso e quel pianto, e qualcuno la tenesse da dietro in quel modo, con quello sguardo soddisfatto.... potremmo sopportarlo? Non ne sentiremmo tutta la violenza? E perchè, siccome è neonata, non ci si fa quasi caso?

Giuditta è doula, e ha scritto che queste immagini di violenza la feriscono, la scoraggiano le fanno venir voglia di lasciare la sua professione. Conto sia solo lo scoramento del momento, Giuditta!

mercoledì 13 giugno 2012

L'importante è che il bambino stia bene


foto di Fausto Fabbri

Sgombriamo il campo da ogni possibile malinteso: ci sono, negli ospedali, tante ostetriche sensibili e accoglienti, tanti medici amabili, tanti chirurghi attenti a non darti un colpo di bisturi all’anima, tante infermiere che sanno illuminare la stanza con un sorriso.
Ma io sono stufa, arcistufa, di ascoltare dei racconti che sento come colpi di stiletto al cuore. Racconti di violenza ingiustificata. E violenza è la parola giusta.
E’ violenza quando non sai far sentire accolta una donna in travaglio, quando le fai sentire che è meglio per lei non dar fastidi
Quando la tratti come una povera incapace, senza padronanza del proprio corpo
Quando non le dai la possibilità di scegliere, nel caso possa scegliere, ovvero durante un travaglio e un parto che procedono fisiologicamente
Quando non le dai la possibilità di comprendere, nel caso non possa scegliere, ovvero quando sono necessarie procedure chirurgiche o farmacologiche
Quando non la ascolti e la ignori
Quando svilisci il suo dolore e i suoi bisogni
Quando ti dimentichi che sta vivendo un momento delicato e importante della sua vita
Quando le dici che “l’importante è che il bambino stia bene”
Quando non sai avere comprensione e non sai, almeno questo, scusarti. A volte sarebbe sufficiente.