mercoledì 16 settembre 2015

Madri



La gravidanza dura nove mesi, il post partum dura tutta la vita, dice Ibu Robin.  Una frase ad effetto, e mi è venuta in mente leggendo questa lettera diffusa da Porpora Marcasciano. Non ho niente da aggiungere, se non che non ne posso più di ricevere appelli contro la cosiddetta "teoria del gender"
 
Sono la madre di una persona transessuale MTF.
Vi scrivo perchè ho appreso da alcuni amici che frequentano persone "di chiesa" (Comunione e Liberazione e gli oratori o le chiese di paese) che alcuni preti stanno sostenendo una campagna contro gli omosessuali ed i transessuali al fine di scoraggiare l'accettazione e la tolleranza nei loro confronti.
Ancor peggio, "aizzano" i genitori degli studenti e li terrorizzano (anche nelle prediche delle messe domenicali) dicendo loro che i propri figli non devono partecipare a lezioni scolastiche nelle quali si trattino temi riguardanti l'omosessualità, l'identità di genere, le famiglie arcobaleno, in quanto essi verrebbero "deviati" o "plagiati".
A tal proposito, ed in quanto madre di una persona transessuale, sono rimasta sconvolta da tutto ciò e mi sono sentita colpita nel profondo del cuore e, pertanto, mi accingo a scrivervi sperando che le mie parole possano far comprendere, anche soltanto ad una persona, quanto l'ignoranza, la non conoscenza o il non voler capire possano creare un clima da "inquisizione" che, in un'epoca come la nostra, in cui ci sentiamo tutti così fieri del nostro sapere, in cui tutti crediamo di essere così emancipati ed evoluti, è veramente tragico.
Comprendo pienamente che l'omossessualità e la transessualità siano temi molto delicati, soprattutto per bambini ancora piccini, ma non penso che degli insegnanti con buon senso si sbizzarriscano su tali temi con tanta incoscienza o leggerezza e suppongo, quasi con certezza, che non lo faranno neppure.
Non sono una madre "militante", ho vissuto la mia storia di madre "trans" in solitudine ed oggi vivo con fierezza ed onestà questa situazione e, per questo, le persone non hanno mutato la loro stima nei miei confronti e rispettano mia figlia e la nostra famiglia.
Ho trascorso anni di dolore nel rifiuto di un figlio che odiavo e che ritenevo un "diverso" e di cui mi vergognavo tremendamente.
Ho percorso una strada dolorosa, tortuosa, sconosciuta, in solitudine totale. Ho pianto, ho picchiato pugni, ho sbattuto porte, ho implorato, ho supplicato affinchè qualcuno mi spiegasse perchè questo figlio fosse capitato proprio a me. Mi chiedevo dove avessi sbagliato. Mi chiedevo perchè il signore mi avesse punita così.
Vedevo mio figlio soffrire, piegarsi al dolore, vergognarsi, nascondersi, deriso ed additato ed io, sua madre, rimanevo inerte a guardare per vergogna, per paura del giudizio degli altri, per pregiudizio, per ignoranza.
Poi, dopo un percorso lungo e doloroso, ho ritrovato mio figlio che ora è figlia. Ho avuto il coraggio di "scavare" dentro di me, di guardare "oltre", ho voluto capire per amore, solo per amore.
Oggi sono una madre orgogliosa e fiera di mia figlia perchè è una persona buona, onesta, vera. E' mia figlia!
Perciò, vorrei dire a tutti coloro che "hanno paura" del "diverso", a tutti i genitori che hanno figli etero e, perciò, si sentono privilegiati ed "eletti", a coloro che ignorano e, quindi, non sanno, a coloro che deridono, ai preti che terrorizzano, che il rispetto della persona umana è la conquista più grande che un individuo possa fare.
Io ce l'ho fatta ed è stata un'esperienza bellissima, un arricchimento interiore, una conquista faticosa, ma unica, perciò invito tutti a rispettare ed a capire ed a non lasciarsi trascinare da vecchi pregiudizi e rancori.
La mia famiglia è una famiglia come tutte le altre e come tale la viviamo e ne siamo fieri.
Mio marito ed io siamo genitori che amano i propri figli senza distinzione.
Spero che ciò faccia riflettere i "benpensanti" ed i preti di cui sopra.

Anna.

martedì 15 settembre 2015

Impressioni di settembre

 
Ieri sera abbiamo organizzato una serata per parlare di nascita, in una bellissima location dal nome suggestivo: Gabbia del leone.
Tra gli altri, c'erano una coppia di guerrieri gioiosi, una madre in attesa delicata come la rugiada, un'altra nella pienezza della maturazione, un'altra ancora molto riflessiva e per la prima volta dall'altra parte dello specchio. E c'erano uomini, padri, colmi della vicinanza con il mistero della vita che si compie.
La donna rugiada è inglese, e il suo compagno ha detto che a lei piacerebbe partorire in Inghilterra, perchè pensa che in quel momento desidererà essere immersa nella sua lingua madre. Mi è sembrato un pensiero profondissimo.
La procreazione è un tempo lungo, ci mette tanti mesi per compiersi, e la nascita è sempre straordinaria. Non è un evento paradisiaco nè zuccheroso, non è una sinfonia di violini con cascata di petali di pesco. La sua assoluta bellezza sta tutta nel contenuto intrinseco di verità, di cruda realtà. Sta nelle sue ombre, nelle sue imperfezioni, nei suoi controtempi. Sta nella lunga gestazione che richiede, nella speranza, nei sogni, nel desiderio, nella paura, nel navigare a vista.
Così... pensieri in libertà. Dopo tanto tempo che non scrivo, riparto da qui.

domenica 17 maggio 2015

Il professore e il bebè



La storia è nota, perchè ha fatto il giro del web.
Il professor Sydney Engelberg dell'Università Ebraica di Gerusalemme stava tenendo una lezione, quando il figlio di una studentessa, di pochi mesi, si è messo a piangere. La studentessa ha fatto per alzarsi e uscire dall'aula, ma il professore si è avvicinato a lei, ha preso il bambino in braccio, lo ha calmato e cullandolo ha continuato la sua lezione.
Uno studente ha scattato qualche fotografia, le ha messe on-line e in poche ore hanno fatto il giro del web. 
La banalità del bene, viene da dire.
 "Nessuna madre dovrebbe essere costretta a scegliere tra il suo bambino e una buona formazione scolastica", ha detto il professore ai suoi studenti. Certo in tanti lo dicono, in tanti lo pensano, in tanti scrivono fiumi di parole su questo concetto. Ma è quel gesto a dirci tante cose in più. Ci dice che quel signore pensa che i bambini fanno parte del mondo in cui viviamo, lavoriamo, studiamo, ci divertiamo. Ci dice che possiamo riconoscere e rispondere ai loro bisogni, che sono specifici, senza considerarli una seccatura. Ci dice che non c'è alcun contrasto tra una lezione universitaria e il gesto semplice di cullare un bambino. 
Ci dice che dei bambini non se ne deve occupare solo la madre, in seconda battuta il padre, in terza battuta i nonni e la baby sitter, o altrimenti che se ne stessero a casa loro. Ci dice che quando un neonato si mette a strillare al ristorante, possiamo pensare di renderci utili. Anche solo sorridendo alla madre, anzichè guardarla con l'espressione da perchè non te ne sei stata a casa tua, non si può nemmeno cenare in pace. 


domenica 10 maggio 2015

Festa della mamma con il piede sbagliato

foto di Dorothea Lange

di Marzia Bisognin

Mattina della festa della mamma. 
Faccio gli auguri a mia mamma. 
Apro Facebook, tante dediche alle mamme, alcune cose davvero belle, tanta retorica. 
Scorro la prima pagina della Stampa, leggo un articolo di Giacomo Poretti dal titolo Nel mondo cambia tutto, resiste solo la mamma", e arrivo alla seguente frase: "Le mamme di adesso, si dirà, hanno le colf che le aiutano nei mestieri di casa. E' vero, solo che le mamme di adesso, quando sono rientrate a casa, dopo aver portato e recuperato i figli a calcio, a judo, a basket, a pianoforte e ai pigiama party, devono rimettere a posto tutti gli indumenti che le colf hanno sistemato nei cassetti sbagliati"

Senti Giacomo, ma a te fa ridere? A me per niente. 
Le mamme di adesso hanno le colf ? Certo, alcune mamme hanno la colf che le aiuta, ma che cosa ti fa escludere le colf dalla categoria di mamma? Anche loro hanno la colf che le aiuta a casa? 
Non sono un'esperta di statistiche e numeri, ma sono certa che di colf con figli ce ne sono tante, tantissime. Magari che hanno lasciato i figli affidati a qualche parente in un paese lontano, e sono venute in Italia a lavorare nelle case altrui, per dare un futuro migliore ai loro figli. Non hanno forse queste madri diritto ad essere considerate tali? O sono madri di serie B? E che dire della mamma della piccola Francesca Marina, di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi? Te lo ricordo: la signora incinta di nove mesi, nigeriana, si è imbarcata su un barcone sgangherato come tutti i barconi, forse sapendo di rischiare la pelle, e ha partorito la piccola su una motovedetta. 

Ma davvero conosci solo donne che hanno la colf e nessuna che faccia la colf di lavoro? E tu, c'è stato un momento in cui hai avuto bisogno di fare il primo lavoro qualsiasi pur di guadagnarti la pagnotta, o hai sempre fatto il comico?
Anche senza pensare alle madri immigrate, clandestinamente o meno, a me vengono in mente le madri che sgobbano tutto il giorno, quelle che conducono una vita da funambole spericolate, magari in allegria eh..... mica voglio fare un piagnisteo sulle madri che conducono una vita dolorosa oltre che faticosa. 
E però mi vengono in mente anche quelle, le madri che non possono contare su nessuno, le madri che si sentono sole e inadeguate, quelle che hanno un figlio disabile, quelle che sono state licenziate. Mi vengono in mente tutte le madri che se la sgrugnano.
Possibile che a te vengano in mente solo quelle che alla sera non hanno niente di meglio da fare che lamentarsi perchè la colf ha messo i calzini nel cassetto sbagliato?

La tua spiritosaggine mi ha fatto venire in mente una storia che si raccontava tempo fa, non so se sia vera o se sia una leggenda metropolitana. Una bambina di famiglia bianca e agiata vede una bambina nera in passeggino, si rivolge alla mamma e dice "mamma guarda, una cameriera piccola".